2011/2012 Trame di parole

 

Da lontano

Qualche volta, piano piano, quando la notte
si raccoglie sulle nostre fronti e si riempie di silenzio,
e non c'è più posto per le parole
e a poco a poco si raddensa una dolcezza intorno
come una perla intorno al singolo grano di sabbia,
una lettera alla volta pronunciamo un nome amato
per comporre la sua figura; allora la notte diventa cielo
nella nostra bocca, e il nome amato un pane caldo, spezzato.

Pierluigi Cappello

 

Abbiamo dimenticato che le parole hanno un senso, un significato denso di storia e di storie. E non facciamo altro che abusarne. E più ne abusiamo, più ci sentiamo terribilmente vuoti. Perché in questo nuovo horror vacui contemporaneo, ci prodighiamo per mettere etichette senza contemplare il senso delle parole che le compongono. Ne vien fuori una smania di definire sé stessi nel modo più sintetico ed efficace possibile, di trovare per sé e per gli altri una categoria unica, socialmente condivisibile.

Ci dicono che abbiamo identità multiple, che viviamo in società liquide, pretendono in noi la capacità di essere equilibrati e flessibili allo stesso tempo. E noi viviamo immersi nella costante paura di perdere gli altri, di perdere noi stessi.

Torniamo alle parole, a raccoglierle dalla terra, a selezionarle come buoni frutti, a nutrircene con cura e amore.

Una pratica educativa senza ricerca, senza riflessione, cammina zoppa. E non può andare lontano. Quest’anno nella casa-officina è nato un piccolo gruppo di persone, che sperimenta il proprio modo di “fare educazione” e si incontra per ritrovare le radici del proprio lavoro e del proprio modo di essere nel mondo. Ciò che cresce è denso di narrazione, di appunti di scritture e va alla ricerca delle parole, delle parole che hanno un peso e un senso di cui spesso ci si dimentica. E come era pratica lenta e attenta la raccolta del cibo, ancor prima della comparsa dell’agricoltura, così la nostra ricerca si nutre di ciò che trova sul cammino, nel bosco, ma anche sull’asfalto urbano o tra le mura di una casa. E così come gli antichi raccoglitori, si scovano radici, frutti succosi ed erbe curative, di cui è fondamentale avere conoscenza e che è necessario distinguere per vivere.

 

Le parole ispirano pensieri, e i pensieri si realizzano in azioni e comportamenti, è necessario che si restituisca all’uso quotidiano consapevolezza critica delle parole, per costruire una nuova collettività che crei relazioni autentiche, costruttive con coloro che incontriamo e con cui ci confrontiamo. Qualsiasi sia l’età, il sesso, la condizione economica, la nazionalità, la lingua parlata, la religione.

Se abbiamo cura di questa nuova consapevolezza, forse diventeremo più simili all’uomo di valore, che “usa soltanto nomi che implicano discorsi coerenti, e parla soltanto di cose che può mettere in pratica”.

 

Un giorno Zilu chiese: “Se il principe di Wei contasse sul vostro auto per governare, cosa fareste in primo luogo?”

Il Maestro: “Rettificherei i nomi, senza dubbio”

Zilu chiese ancora: “Ho inteso bene? Il Maestro forse si sbaglia! Rettificare i nomi, avete detto?”

E il Maestro replicò: “Zilu, quanto sei rozzo! Quando non sa di cosa sta parlando, un uomo di valore preferisce tacere. Se i nomi non sono corretti, non si possono fare discorsi coerenti. Se il linguaggio è incoerente, gli affari di governo non si possono gestire. Se questi sono trascurati, i riti e la musica non possono fiorire. Se i riti e la musica sono negletti, le pene e i castighi non possono esser giusti. Se i castighi sono ingiusti, il popolo non sa più come muoversi. Ecco perché l’uomo di valore usa soltanto nomi che implicano discorsi coerenti, e parla soltanto di cose che può mettere in pratica. Ecco perché l’uomo di valore è prudente in quello che dice.”

 

Dialoghi di Confucio, XIII,3