Ogni anno è ispirato ad un percorso tematico, scelto dal gruppo di lavoro sulla base di stimoli, idee, proposte, cambiamenti significativi. Tale percorso tematico diventa lo sfondo di tutte le attività della Casa-Officina: dai corsi di lingua cinese al Centro per l’infanzia, dalla Scuola di italiano per stranieri ai laboratori di musica, dai laboratori in città alla ricerca pedagogica.

È il filo rosso che lega anche tutti gli educatori del gruppo di lavoro, un punto di riferimento su cui riflettere, confrontarsi e incrociare i diversi punti di vista. È infine un ponte con le famiglie, gli studenti, i bambini e gli adulti che vivono la Casa-Officina in modo diverso, prezioso per sentirsi parte di un unico luogo e partecipare attivamente nella comunità educante.

2016/2017 Le città

  Le città come i sogni sono costruite di desideri e di paure. da Italo Calvino, Le città invisibili   Città isolane, città montane, città grandi, città periferiche, città silenziose, città sostenibili. Nascere, vivere, crescere in città vuol dire imparare a riconoscerne i ritmi, i suoni, le forme. Ma anche i pericoli, le regole, le occasioni. Orientarsi in città, nelle relazioni sociali, tra le strade, immersi nei simboli, nelle immagini e nelle parole è uno strumento per diventare autonomi. Città fantastiche, città sotterranee, città lunari, città minuscole, città verdi, città esotiche. Sognare, immaginare la città può accadere nella quotidianità della strada dove si è nati e cresciuti, nella fantasia o durante un viaggio lontano. Sognare la città vuol dire imparare a osservarne i ritmi, i suoni, le forme e meravigliarsi di un dettaglio mai visto prima o comparso all’improvviso. Ma anche immaginare ed impegnarsi per ridurne i pericoli, costruirne le regole con gli altri, creare quante più occasioni possibili di crescita comune. La sfida educativa di quest’anno ci porterà tutti, grandi e piccoli, educatori e genitori, a sperimentare come vivere in città e non smettere di sognare. A partire da questa piccola comunità che sceglie di convivere in una grande città.

2015/2016 Viaggiatori

  Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell'avere nuovi occhi. Le véritable voyage de découverte ne consiste pas à chercher de nouveaux paysages, mais à avoir de nouveaux yeux. Marcel Proust   Un viaggio di mille miglia comincia dal primo passo 千里之行,始于足下 Aforisma cinese   Cari compagni viaggiatori,  noi ci diamo, grandi e piccoli, la possibilità di aprirci al mondo, il coraggio di esplorare, la fiducia per sperimentare. Dentro di noi desideriamo diventare autonomi, diventare grandi, diventare altro. Ciò significa anche saper sostenere le proprie paure e allo stesso tempo mantenere viva l’immaginazione e la convinzione che, credendoci, tutto è possibile. Mantenere vivo il senso di meraviglia verso ciò che ci circonda permette di osservare nella quotidianità nuovi dettagli, imparare dalle più piccole cose, farsi ispirare dai luoghi lontani. È come un viaggio con nuovi occhi. Bambini e bambine, ragazze e ragazzi, uomini e donne, coraggiosi e fiduciosi verso il mondo, diventeremo viaggiatori consapevoli e gioiosi, pronti a cogliere ogni giorno qualcosa di importante.    Breve promemoria per futuri viaggiatori: Diventare viaggiatori è prendere una valigia, riempirla del necessario e lasciare il superfluo;  È studiare le carte, pronunciare nomi di luoghi impronunciabili e sperare nella prossima coincidenza del treno o del bus;  È sorprendersi di un sorriso, di una parola capita tra mille incomprensibili, di un odore che ricorda casa;  È accogliere i nostri limiti e i chilometri da percorrere come qualcosa di naturale; È scegliere di cambiare qualcosa di sé, di scambiare qualcosa con l'altro per meravigliarsi ancora di ciò che prima non sembrava possibile.

2014/2015 Terra!

  Quando i navigatori percorrono i mari per giorni e settimane, esultano nel cuore alla vista della terra. Quando la terra è quella natia, paterna, familiare, vuol dire che del lungo viaggio si sta compiendo il ritorno. Presto si arriverà a casa. Quando la terra in cui si giunge è straniera e sconosciuta, può offrire la speranza di incontri ed esperienze positive, l’entusiasmo di scoprire e di esplorare qualcosa di nuovo. Il legame con la terra è profondo, intenso, fatto di materia da toccare e di emozioni da conoscere. Quest’anno abbiamo scelto di gioire con la terra, di prenderci cura dell’orto, degli alberi e di lombrichi, di sporcarci le mani e di crescere e imparare al ritmo della natura. Foglia dopo foglia.   I DIRITTI NATURALI DI BIMBI E BIMBE 1) IL DIRITTO ALL'OZIO a vivere momenti di tempo non programmato dagli adulti 2) IL DIRITTO A SPORCARSI a giocare con la sabbia, la terra, l'erba, le foglie, l'acqua, i sassi, i rametti 3) IL DIRITTO AGLI ODORI a percepire il gusto degli odori, riconoscere i profumi offerti dalla natura 4) IL DIRITTO AL DIALOGOad ascoltatore e poter prendere la parola, interloquire e dialogare 5) IL DIRITTO ALL'USO DELLE MANI a piantare chiodi, segare e raspare legni, scartavetrare, incollare, plasmare la creta, legare corde, accendere un fuoco6) IL DIRITTO AD UN BUON INIZIO a mangiare cibi sani fin dalla nascita, bere acqua pulita e respirare aria pura 7) IL DIRITTO ALLA STRADA a giocare in piazza liberamente, a camminare per le strade 8) IL DIRITTO AL SELVAGGIO a costruire un rifugio-gioco nei boschetti, ad avere canneti in cui nascondersi, alberi su cui arrampicarsi 9) IL DIRITTO AL SILENZIO ad ascoltare il soffio del vento, il canto degli uccelli, il gorgogliare dell'acqua 10) IL DIRITTO ALLE SFUMATURE a vedere il sorgere del sole e il suo tramonto, ad ammirare, nella notte, la luna e le stelle Gianfranco Zavalloni

2013/2014 Le piccole cose

  « Se si insegnasse la bellezza alla gente, la si fornirebbe di un’arma contro la rassegnazione, la paura e l’omertà. All’esistenza di orrendi palazzi sorti all’improvviso, con tutto il loro squallore, da operazioni speculative, ci si abitua con pronta facilità: si mettono le tendine alle finestre, le piante sul davanzale, e presto ci si dimentica di come erano quei luoghi prima, ed ogni cosa, per il solo fatto che è così, pare dover essere così da sempre e per sempre. È per questo che bisognerebbe educare la gente alla bellezza: perché in uomini e donne non si insinui più l’abitudine e la rassegnazione ma rimangano sempre vivi la curiosità e lo stupore.» Peppino Impastato   Il senso di meraviglia che le piccole cose possono ispirarci ci ricollega alla realtà, ci permette di ritrovare quotidianamente il senso della nostra esistenza, così che camminare di mattina presto per raggiungere il luogo di lavoro, fare la spesa, innaffiare le piante, attraversare la strada, caricare la lavabiancheria, gettare la spazzatura si riprendano il diritto di essere considerati gesti di vita, azioni nel mondo, segni di un esserci, qui e ora. E poi irrompono nella vita le piccole cose inutili, come la poesia, le passeggiate, le risate, troppo spesso dimenticate o messe da parte per mancanza di tempo e di energie, ma ugualmente vitali, capaci di ridestare la mente e il cuore e di fare aprire nuovamente gli occhi sul mondo. Quest’anno abbiamo scelto di dedicarci alle piccole cose, abbiamo adottato una “pedagogia delle piccole cose”, che suggerisca percorsi di apprendimento a partire da ombrelli, scarpe, gessetti, mandarini, matite e arcobaleni. Riappropriarsi dello stupore e della meraviglia, a partire dalla quotidianità, è un atto politico, che dona speranza e libertà all’educazione così come alla società.     OMBRA Le foglie ne hanno una che in estate appare VERDE "Petit onze" di Adele Cammarata  

2012/2013 Cambiamenti

  Il tema educativo di quest'anno è forte, sentito, leggero e pesante nel cuore e nelle scelte intime e quotidiane. Cambiare fa parte della vita, in alcuni momenti diventa visibile agli occhi e pressante nella mente, incessantemente presente. Nell'infanzia o nella migrazione, nel lavoro precario e nel matrimonio accadono mutamenti così impregnati di realtà che non possono essere messi da parte senza essere condivisi, senza essere sostenuti dal racconto e dalla presenza di altri esseri umani. La natura umana è così potente da sconvolgere i ritmi naturali, è così vulnerabile da non bastare a se stessa. Ogni mutamento può allora essere fonte di apprendimento, di innamoramento. Nella Casa-Officina si vuole vivere quest'anno aprendosi ai cambiamenti di ogni persona che ne partecipa e che vi opera, accogliendone le fragilità e le potenzialità che mettono in campo. Dalla Scuola di italiano ai laboratori con bambini e genitori, dal Festival della cultura cinese ai corsi di lingua, ogni incontro porta un cambiamento che intendiamo vivere denso di consapevolezza e senza paura.   Cambiamenti Di certo è così, dev'essere così!, me ne accorgo ogni istante che passa... Sono proprio dentro al cambiamento, dentro questa trottola che non smette per un solo attimo di girare e che va dove vuole, proprio come il vento... Delle volte vi si sta comodi – provare per credere – delle altre un po' meno. Tutto questo, però, mi suggerisce qualcosa. Forse non sono proprio proprio padrone dei miei pensieri, dei miei atti, delle mie parole... Figuriamoci dei miei sentimenti! E figuriamoci degli eventi che occorrono intorno a me!!! Bei pensieri, bianchi, neri, gialli, duri, morbidi, lunghi, corti... Pensieri... di cambiamento! Vorrei... per questo passaggio di anno latore di così tante emozioni..., che ogni mio pensiero, ogni mio gesto, ogni mia parola, possano serbare un germe di cambiamento, dentro e fuori di me. E lo spazio dell'Officina? E' alcova della mia riconoscenza, di miei sorrisi e vivi momenti di commozione. E' fucina di sguardi di genti che improvvisamente – giungendo chi da nord, chi da sud, chi dall'est e chi dall'ovest – si incontrano in uno spazio denso e magico. Una piccola oasi di grande libertà. Che possa trasparire, questo senso di respiro, di rispetto, di amore sincero infine, al di fuori delle sue mura quasi trasparenti. Che le ombre cinesi delle sue magiche lampade, riflesse sul mare per miglia e miglia, possano mettere in fuga tutti gli squali. Soprattutto quelli che nuotano dentro di noi. Daniele Sicari   Il Futuro è come un giardino nascosto da un muro sgretolato attraverso i suoi fori vedi fiori,  lembi di terra e parti di piante. Ti sforzi di immaginare farfalle e colori. E vorresti che fosse lì davanti ai tuoi occhi a portata di mano vorresti scoprirne le aiuole gli alberi e le siepi. Ma negli occhi della mente rimane solo un puzzle di colori e l’odore del prato appena innaffiato. Antonio Michele Arcidiacono   Todo cambia Cambia lo superficial cambia también lo profundo cambia el modo de pensar cambia todo en este mundo Cambia el clima con los años cambia el pastor su rebaño y así como todo cambia que yo cambie no es extraño Cambia el mas fino brillante de mano en mano su brillo cambia el nido el pajarillo cambia el sentir un amante Cambia el rumbo el caminante aunque esto le cause daño y así como todo cambia que yo cambie no extraño Cambia todo cambia cambia todo cambia cambia todo cambia cambia todo cambia Cambia el sol en su carrera cuando la noche subsiste cambia la planta y se viste de verde en la primavera Cambia el pelaje la fiera cambia el cabello el anciano y así como todo cambia que yo cambie no es extraño Pero no cambia mi amor por mas lejos que me encuentre ni el recuerdo ni el dolor de mi pueblo y de mi gente Lo que cambió ayer tendrá que cambiar mañana así como cambio yo en esta tierra lejana Cambia todo cambia cambia todo cambia cambia todo cambia cambia todo cambia”. Mercedes Sosa    Filastrocca dei mutamenti«Aiuto, sto cambiando!» disse il ghiaccio«Sto diventando acqua, come faccio?Acqua che fugge nel suo gocciolìo!Ci sono gocce, non ci sono io!»Ma il sole disse: «Calma i tuoi pensieriIl mondo cambia, sotto i raggi mieiTu tieniti ben stretto a ciò che eriE poi lasciati andare a ciò che sei»Quel ghiaccio diventò un fiume d’argentoNon ebbe più paura di cambiareE un giorno disse: «Il sale che io sentoMi dice che sto diventando mareE mare sia. Perché ho capito, adessoNon cambio in qualcos’altro, ma in me stesso». Bruno Tognolini

2011/2012 Trame di parole

  Da lontano Qualche volta, piano piano, quando la nottesi raccoglie sulle nostre fronti e si riempie di silenzio,e non c'è più posto per le parolee a poco a poco si raddensa una dolcezza intornocome una perla intorno al singolo grano di sabbia,una lettera alla volta pronunciamo un nome amatoper comporre la sua figura; allora la notte diventa cielonella nostra bocca, e il nome amato un pane caldo, spezzato. Pierluigi Cappello   Abbiamo dimenticato che le parole hanno un senso, un significato denso di storia e di storie. E non facciamo altro che abusarne. E più ne abusiamo, più ci sentiamo terribilmente vuoti. Perché in questo nuovo horror vacui contemporaneo, ci prodighiamo per mettere etichette senza contemplare il senso delle parole che le compongono. Ne vien fuori una smania di definire sé stessi nel modo più sintetico ed efficace possibile, di trovare per sé e per gli altri una categoria unica, socialmente condivisibile. Ci dicono che abbiamo identità multiple, che viviamo in società liquide, pretendono in noi la capacità di essere equilibrati e flessibili allo stesso tempo. E noi viviamo immersi nella costante paura di perdere gli altri, di perdere noi stessi. Torniamo alle parole, a raccoglierle dalla terra, a selezionarle come buoni frutti, a nutrircene con cura e amore. Una pratica educativa senza ricerca, senza riflessione, cammina zoppa. E non può andare lontano. Quest’anno nella casa-officina è nato un piccolo gruppo di persone, che sperimenta il proprio modo di “fare educazione” e si incontra per ritrovare le radici del proprio lavoro e del proprio modo di essere nel mondo. Ciò che cresce è denso di narrazione, di appunti di scritture e va alla ricerca delle parole, delle parole che hanno un peso e un senso di cui spesso ci si dimentica. E come era pratica lenta e attenta la raccolta del cibo, ancor prima della comparsa dell’agricoltura, così la nostra ricerca si nutre di ciò che trova sul cammino, nel bosco, ma anche sull’asfalto urbano o tra le mura di una casa. E così come gli antichi raccoglitori, si scovano radici, frutti succosi ed erbe curative, di cui è fondamentale avere conoscenza e che è necessario distinguere per vivere.   Le parole ispirano pensieri, e i pensieri si realizzano in azioni e comportamenti, è necessario che si restituisca all’uso quotidiano consapevolezza critica delle parole, per costruire una nuova collettività che crei relazioni autentiche, costruttive con coloro che incontriamo e con cui ci confrontiamo. Qualsiasi sia l’età, il sesso, la condizione economica, la nazionalità, la lingua parlata, la religione. Se abbiamo cura di questa nuova consapevolezza, forse diventeremo più simili all’uomo di valore, che “usa soltanto nomi che implicano discorsi coerenti, e parla soltanto di cose che può mettere in pratica”.   Un giorno Zilu chiese: “Se il principe di Wei contasse sul vostro auto per governare, cosa fareste in primo luogo?” Il Maestro: “Rettificherei i nomi, senza dubbio” Zilu chiese ancora: “Ho inteso bene? Il Maestro forse si sbaglia! Rettificare i nomi, avete detto?” E il Maestro replicò: “Zilu, quanto sei rozzo! Quando non sa di cosa sta parlando, un uomo di valore preferisce tacere. Se i nomi non sono corretti, non si possono fare discorsi coerenti. Se il linguaggio è incoerente, gli affari di governo non si possono gestire. Se questi sono trascurati, i riti e la musica non possono fiorire. Se i riti e la musica sono negletti, le pene e i castighi non possono esser giusti. Se i castighi sono ingiusti, il popolo non sa più come muoversi. Ecco perché l’uomo di valore usa soltanto nomi che implicano discorsi coerenti, e parla soltanto di cose che può mettere in pratica. Ecco perché l’uomo di valore è prudente in quello che dice.”   Dialoghi di Confucio, XIII,3

2010/2011 Alberi urbani

  “Venne il tram, evanescente come un fantasma, scampanellando lentamente; le cose esistevano appenaquel tanto che basta; per Marcovaldo quella sera lo stare in fondo al tram, voltando la schiena agli altri passeggeri,fissando fuori dai vetri la notte vuota, attraversata solo da indistinte presenze luminose e da qualche ombra più nera delbuio, era la situazione perfetta per sognare a occhi aperti, per proiettare davanti a sé dovunque andasseun film ininterrotto su uno schermo sconfinato.”Italo Calvino, "Marcovaldo" Sulla città e sulle città è stato detto e scritto tanto, da secoli e in migliaia di lingue. Il percorso sulla città non vuole essere esaustivo, né risolutivo, bensì connesso a ciò che finora la dimensione urbana ha ispirato e aperto agli innumerevoli contributi che bambini, giovani, adulti e anziani daranno con la loro presenza, con la loro testimonianza, con la loro fantasia. Il percorso nasce da riflessione, ricerca e studio, ma anche da improvvisazione, invenzione e libertà espressiva. Ed è così che verrà pensato durante tutto l’anno. La scelta di intraprendere un viaggio sulla città è motivato da due bisogni, nati a partire dal patrimonio di esperienze e conoscenze finora vissute nella casa-officina con le persone incontrate e i luoghi vissuti. Il percorso annuale sulla città nasce innanzitutto dal bisogno di tessere un lungo filo rosso che colleghi le differenti esperienze, le persone e gli elementi che percorreranno in un anno la piccola casa-officina e i luoghi sparsi nel mondo in cui l’associazione lascerà una traccia. Dopo il primo anno della casa-officina, ciò che abbiamo raccolto è stato talmente vasto e variegato che è nata la necessità di trovare un modo di raccogliere questo patrimonio per imprimerlo nella memoria, farlo proprio, ma soprattutto un modo per non  perderlo e offrirlo agli altri, diffonderlo e rielaborarlo con gli altri bambini e genitori che parteciperanno ai nostri percorsi, con gli altri educatori, con tutti coloro che vorranno condividere un pezzetto di casa-officina. Gli incontri, i corsi e i percorsi, ma anche le storie che nasceranno e gli oggetti quotidiani esplorati troveranno così una base comune, un tema ispiratore, una direzione da seguire, ispirati dalla città. Il secondo bisogno che segna la scelta del percorso sulla città è quello di recuperare e riscoprire la profondità della dimensione urbana, spesso semplicemente annullata e messa da parte rispetto allarigogliosa bellezza della natura. Seppur circondata dalle piante e dagli alberi, la casa-officina è una realtà profondamente urbana. Ci siamo dunque chiesti cosa questo significhi, come questa caratteristica possa essere fonte di educazione e apprendimento interculturale. La crescente necessità di vivere e avvicinarsi agli elementi naturali, di rispettare con maggiore attenzione l’ambiente, di circondare i propri occhi di paesaggi verdi e acque limpide fa sorgere in noi un rifiuto generale e disprezzante verso la città in cui viviamo. Siamo invece convinti che, se lo sguardo interculturale è davvero applicabile alla realtà intera e cosmica, è proprio da questa sensazione, da questa incomprensione con la città, che dobbiamo partire per riscoprire con occhi diversi gli spazi che abitiamo e le persone che incrociamo. L’intento è dunque quello di: imparare i limiti e le contraddizioni della dimensione urbana, raccogliendo esperienze e modi di vivere la città; imparare la ricchezza e la bellezza che la città ci offre, attraverso i sensi e le immagini delle persone e dei luoghi; scoprire la tradizione a cui ci lega la città, attivando la memoria e l’attenzione e ripercorrendo le storie che con le persone rendono vive le strade e i vicoli urbani; individuare gli elementi e i luoghi che caratterizzano la nostra città, trovando punti di vista e prospettive comuni ad altre città nel mondo; reinventare la propria città, inventare città possibili, immaginare città fantastiche. Sarà dunque la città stessa a suggerire percorsi e incontri, insieme alla letteratura, alla mitologia, alle arti visive, alla musica  provenienti dalle città del mondo e ispirate alle differenti città. L’obiettivo principale è dunque quello di nutrire uno sguardo e un sentimento nuovi nei confronti della città, per ritrovare e dare senso e valore alla quotidianità che ci circonda. La visione che caratterizza il metodo e i contenuti dell’associazione “Officina Creativa Intrculturale” si traduce proprio in un’intercultura che non parla solo di e con le “culture”, ma riconosce nelle persone e in tutti gli aspetti del mondo una complessità e una ricchezza da cui non si smette mai di imparare.